La cucina del deserto e il rito del tè

A cura del team Désert Foum Zguid · Aggiornato il 15 agosto 2026

Nel deserto si cucina con pochissimo e con molto tempo, ed è esattamente il contrario di come cuciniamo di solito. Il pane si cuoce sotto la sabbia calda, la tajine sobbolle per ore su un fuoco di legna e il tè si versa da mezzo metro di altezza per un motivo tecnico, non scenografico. Questa pagina racconta che cosa troverete nel piatto e perché quel gesto conta più della ricetta.

Il pane cotto sotto la sabbia

È il gesto che colpisce di più chi arriva la prima volta, e non è una messinscena per turisti: è la soluzione che i nomadi hanno usato per secoli in un posto dove non esistono forni. Si scava una buca dove è appena bruciato il fuoco, si adagia l'impasto sulla sabbia rovente, lo si copre di sabbia e brace e lo si lascia lì. Mezz'ora dopo si estrae, si batte per togliere la sabbia (ne resta sempre un po', fa parte del patto) e si spezza con le mani. Il francese lo chiama pain de sable, l'italiano lo traduce come pane di sabbia.

Nel sud marocchino esiste anche una versione ripiena e più elaborata dello stesso principio, conosciuta come medfouna, che significa "sepolta": una focaccia farcita di carne, cipolla e spezie, sepolta sotto sabbia e braci. È una specialità soprattutto delle oasi del sud-est, non un piatto quotidiano del nostro campo, ma se la incontrate in viaggio vale la deviazione.

La tajine, e perché qui è diversa

La tajine è insieme il recipiente di terracotta e ciò che ci si cucina dentro. Il coperchio conico fa condensare il vapore e lo restituisce al piatto, il che significa cuocere per ore quasi senza acqua: esattamente ciò che serve dove l'acqua è il bene più caro. Al campo le più frequenti sono quella di verdure, quella di pollo con limone confit e olive, e nelle serate particolari il mechoui, l'agnello cotto lentamente, che va ordinato in anticipo perché richiede mezza giornata.

La differenza rispetto alla tajine mangiata a Marrakech non è la ricetta ma il tempo. In città il servizio comanda; qui la cena è pronta quando è pronta, ed è l'unico appuntamento della giornata. È anche il motivo per cui consigliamo di arrivare al campo entro le cinque del pomeriggio: l'ora prima della cena, con il tè e il tramonto, è la parte migliore.

Che cosa si mangia, in ordine

Il rito del tè

Il tè alla menta si prepara con tè verde, menta fresca in abbondanza e zucchero, e la preparazione è un piccolo lavoro pubblico: chi lo fa lo fa davanti a tutti, assaggia, corregge, rifà. Poi lo versa tenendo la teiera alta sopra i bicchieri. Quel gesto ha due funzioni pratiche — ossigena il tè e forma la schiumetta in superficie, che qui si considera parte del risultato — e una terza funzione, che è mostrare a chi guarda che si sa fare.

Ci sono due cose che conviene sapere. La prima: il tè viene offerto più volte, e rifiutarlo non è scortese, mentre accettarlo di corsa un po' lo è. Il tè è il modo locale di dire "sediamoci dieci minuti", quindi il gesto giusto è sedersi. La seconda: è molto zuccherato per impostazione predefinita. Se lo preferite meno dolce, ditelo prima che lo preparino, non dopo, perché lo zucchero entra in teiera insieme al tè.

Le regole non scritte a tavola

Perché lo raccontiamo per esteso

Perché nella maggior parte dei programmi la cena compare come una riga, "cena berbera inclusa", e invece è metà dell'esperienza. Nel deserto non ci sono musei né monumenti: quello che resta sono il cielo, il silenzio e i pasti attorno al fuoco. Se questa parte vi interessa in modo particolare, la formula giusta è quella con due notti, la escursione di 3 giorni, perché il giorno senza spostamenti è anche il giorno in cui si cucina con calma. Se invece avete una sola notte, va benissimo la formula di 2 giorni, e la cena è la stessa. Le condizioni pratiche del campo — tende, servizi, stagione — sono nella pagina del campo tendato.

Domande frequenti

Si mangia bene davvero, o è cucina da campeggio?

Si mangia bene, e la ragione è banale: si cucina sul posto, lo stesso pomeriggio, con il tempo che serve. Una tajine di verdure che sobbolle tre ore su un fuoco di legna non ha nulla a che vedere con una cena riscaldata. Quello che manca non è la qualità ma la varietà: nel deserto si cucina con quello che si è caricato in macchina, quindi il menù è breve e ripetitivo. Onestamente: piatti pochi, fatti bene.

Siamo vegetariani (o vegani, o celiaci). È un problema?

Vegetariani, nessun problema: la tajine di verdure è un piatto quotidiano qui, non un adattamento per stranieri. Vegani: fattibile avvisando prima, l'attenzione va al burro e alle uova della colazione. Celiaci: possibile ma va organizzato, perché il pane è centrale in ogni pasto e la farina è ovunque. Diteci tutto alla prenotazione e non a metà pista, dove il supermercato più vicino è a due ore e mezza.

Si può bere alcol al campo?

Noi non lo serviamo e non lo vendiamo: siamo un'agenzia locale in un villaggio del sud, e non è la nostra abitudine. Non facciamo però la morale a nessuno: se portate una bottiglia per un'occasione particolare, si beve con discrezione al vostro tavolo. Vale la pena sapere che nel sud rurale l'alcol non si trova con facilità: se lo volete, compratelo a Marrakech o a Ouarzazate.

L'acqua è sicura?

Quella che serviamo è acqua minerale in bottiglia, illimitata, per tutta la durata dell'escursione. Il tè si prepara con acqua bollita. I disturbi digestivi dei viaggiatori vengono dalle città molto più che dal deserto, dove tutto viene cucinato davanti a voi poche ore prima.

Avete domande? Chiedetele a chi vive qui.

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